Il documentario intitolato “Scalfire la roccia” (in inglese "Cutting Through Rocks"), opera dei registi Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, sta suscitando un notevole interesse a livello globale ed è considerato un serio candidato per la statuetta d'oro al miglior documentario agli Oscar del 2026. L'opera cinematografica ha già ricevuto un prestigioso riconoscimento, il Gran Premio della Giuria al Sundance Film Festival 2025, un evento di spicco per il cinema indipendente, ed è stato acclamato in numerosi altri festival internazionali. La pellicola offre uno sguardo approfondito sulla determinazione femminile in un contesto culturale complesso e patriarcale.
“Scalfire la roccia”: La Battaglia di una Donna in un Villaggio Iraniano
La storia si svolge in un remoto e tradizionalista villaggio dell'Iran nord-occidentale. Qui, una figura femminile straordinaria, Sara Shahverdi, assume un ruolo rivoluzionario. Divorziata, ex ostetrica e appassionata di motociclismo, Sara è stata allevata da un padre che avrebbe desiderato un figlio maschio. La sua elezione a consigliera comunale segna una svolta epocale, rendendola la prima donna a ricoprire tale incarico nella storia del suo villaggio. Determinata a innescare un cambiamento significativo, Sara si oppone alle vuote promesse dei suoi predecessori, lottando attivamente per il benessere della comunità. In particolare, si dedica all'emancipazione delle giovani donne, ancora costrette a matrimoni precoci e a un destino predeterminato. Per aiutarle a spezzare le catene delle tradizioni, insegna loro a guidare le motociclette, un simbolo potente di libertà e autonomia. Il processo di realizzazione di questo film si è esteso per oltre sette anni, catturando con autenticità la sua lotta costante contro le avversità, inclusa la diffidenza di coloro che preferiscono mantenere lo status quo. I registi, Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, offrono una prospettiva interna e imparziale della realtà iraniana. Grazie alla conoscenza della lingua locale di Eyni e alla capacità di Khaki di accedere agli spazi femminili, il documentario dipinge un ritratto complesso che evita giudizi semplicistici, mostrando le sfumature della resistenza e della perseveranza di Sara. Khaki ha rivelato che la sua motivazione a creare il film è scaturita dal suo profondo apprezzamento per la forza delle donne nelle comunità sottorappresentate. Il co-regista Eyni, che ha curato anche la fotografia, ha utilizzato un approccio metodico basato sull'osservazione e l'ascolto. Egli ha descritto un momento particolarmente toccante: l'ultima apparizione di Zahra, un personaggio chiave, raffigurata dietro una tenda di pizzo, un'immagine che simboleggia la fine della sua giovinezza e la separazione dal mondo della libertà. Questa scena, seppur breve, racchiude un significato profondo e potente.
Questo documentario rappresenta un inno alla resilienza e al coraggio femminile, offrendo al pubblico una prospettiva autentica e non filtrata sulle sfide e le aspirazioni delle donne in contesti difficili. Il film ci invita a riflettere sull'importanza di combattere per la libertà e l'autodeterminazione, indipendentemente dagli ostacoli. La storia di Sara Shahverdi è una testimonianza ispiratrice di come una singola persona possa innescare un cambiamento significativo, scalfendo le rocce delle tradizioni e aprendo nuove strade per le generazioni future. È un potente promemoria che la vera forza risiede nella capacità di non arrendersi e di continuare a sognare in grande, anche di fronte alla più tenace diffidenza.